La tecnologia da indossare che salva la vita ai neonati

tecnologia da indossare per neonati

Wearable è un termine inglese con cui si definisce la tecnologia da indossare. Negli ultimi anni si stanno diffondendo sul mercato un alto numero di dispositivi che, indossati durante tutta la giornata, consentono di ottenere un prezioso insieme di dati relativo ai principali parametri vitali della persona e alle sue abitudini rispetto all’attività fisica. FitBit, Jawbone UP, Shine, Microsoft Band, Polaris, Huawei: il mercato è ricco di dispositivi per tutte le tasche e nelle prossime settimane ne parlerò diffusamente su queste pagine, anche con una guida per i migliori acquisti per Natale.

La tecnologia da indossare può però cambiarci la vita in meglio e perfino salvare vite umane, come quella dei neonati. A seguire tre nuovi dispositivi che presto potrebbero essere sul mercato e migliorare la vita delle persone e del nostro pianeta, sul serio.

WAAA! per salvare milioni di neonati

Unicef ha lanciato una sfida per selezionare i progetti innovativi più meritevoli in una competizione globale dal titolo “UNICEF’s Wearables for Good“. Tra i 250 progetti presentati da 46 paesi, si distingue WAAA!, un progetto che vuole cambiare la vita di milioni di neonati, che rischiano di morire entro i primi tre giorni di vita. WAAA! sta per wearable, anytime, anywhere, APGAR, ovvero un dispositivo che si indossa tutto il tempo, ovunque, capace di monitorare l’indice di Apgar, ovvero l’insieme di 5 parametri vitali per un neonato.

Se qualcosa non va, il dispositivo invia un SMS al più vicino medico per un intervento tempestivo. Nel mondo sono 2,8 milioni i bambini neonati che muoiono poco dopo il parto per l’incapacità di identificare i sintomi e intervenire subito. WAAA!, applicato su larga scala, verrebbe a costare poche decine di centesimi di euro per ogni bambino monitorato. Una spesa che vale la pena fare. Il video a seguire spiega il progetto nelle sue componenti tecnologiche.

Worldbeing, per misurare l’impatto personale sul clima

Cosa succederebbe se ognuno di noi fosse capace di monitorare il proprio impatto ambientale, misurato in termini di anidride carbonica prodotta, dagli spostamenti di tutti i giorni, da ciò che mangiamo, da ciò che consumiamo? Worldbeing è un braccialetto che, collegato a una app, punta a renderci consapevoli del nostro impatto, collegandosi a servizi che integrano i nostri acquisti, che misurano le nostre abitudini, trasformandole in CO2 equivalenti.

Può sembrare fantascienza, ma il primo prototipo è pronto a essere lanciato nel 2017. Un progetto da seguire con attenzione, perché è solo con la consapevolezza che si possono cambiare i comportamenti individuali. Non sei d’accordo?

Il video a seguire illustra il funzionamento del progetto e le tappe per l’arrivo sul mercato.

Il tracker per la salute che si mangia

Non ha un nome ancora, ma arriverà presto. Sai tracker che si indossano, il prossimo passo sarà il tracker che si ingoia. Se Hosain Rahman, CEO di Jawbone, l’azienda che produce il fitness tracker UP, dice che ci arriveremo tra non molto, possiamo crederci. Negli USA la FDA, l’agenzia governativa che analizza i prodotti relativi alla salute prima che questi siano commercializzati, ha già dato il via libera a due pillole con funzioni di monitoraggio rispetto ad alcuni parametri vitali e applicazioni di carattere medico.

Anche Google sta lavorando a un progetto simile. Tra pochi anni avremo un insieme di dati rispetto alla salute personale che ci permetteranno di identificare l’insorgere di malattie in maniera precoce e di curarci più velocemente. Un settore di applicazioni tecnologiche da seguire con attenzione.